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Vendemmia un rituale che richiama il forte senso di famiglia

Vendemmia Tanto Tempo Fa

Il rito della vendemmia è una tradizione millenaria sempre uguale e sempre nuova. A Nicolosi negli anni ’50 la vendemmia si protraeva sino alla fine di ottobre ed era una festa per tutti. Un rituale che sa di nostalgia legata agli odori, alle usanze a quei riti antichi che richiamano alla famiglia.

Vendemmia Tanto Tempo Fa

I vitigni coltivati nei vigneti etnei erano costituiti da “nireddi”, “nzolia” e “corinto bianco”. A Nicolosi erano presenti più di 50 palmenti perfettamente funzionanti. La modernità ha determinato un abbandono dei palmenti ed una trasformazione degli stessi in ristoranti o abitazioni. Oggi l’attività di mostificazione dell’uva raccolta nei vigneti viene effettuata attraverso dei palmenti meccanici. 

Il rituale della vendemmia legato al Palmento

Il rito della vendemmia è strettamente legato al caro e vecchio palmento. L’uva dopo esser stata raccolta da una ciurma di vendemmiatori e trasportata in delle grosse ceste, veniva trainata dai muli e trasportata al palmento. Scaricata successivamente nelle piste per essere pigiata, attravero i “pistiaturi”. I pistiaturi erano uomini e donne, che con scarponi o con solo i piedi, avevano il compito di pigiare l’uva. Finita la pigiatura si formava la pasta (poltiglia di bucce) versata in un’altra vasca profonda chiamata “ricivituri” dove doveva riposare per 24 ore, operazione denominata “vutari mminazza”. In questa fase il glucosio fermentato si trasforma in alcool e l’enocianina dona colore al vino. 

Palmento

Trascorse le suddette ore si separava il mosto dalla pasta facendola defluire nel tino. La pasta trasferita nella “vasca di conzu” subiva l’ultima spremitura. La pasta-vinaccia veniva murata in modo da formare un cilindro avvolto da fasce di vimini. Il cilindro serviva a contenere la pressione esercitata dal “legno e della pietra di conzu”. Alla sommità del cilindro vi erano sistemati dei tavoloni di 5 centimetri, dopo vi era la fase del “ritaglio” delle vinacce. 

Legno e pietra di “Conzu”

Il “legno di conzu” era una grande trave lunga circa 9 metri, biforcato alle estremità e realizzato attraverso il legno di quercia. La “pietra di conzu” era una grossa pietra lavica del peso di 3/5 tonnellate. Il legno era da un lato ancorato al muro e dall’altro sosteneva un altro pezzo di legno destinato ad accogliere la vite che a sua volta, dal lato sottostante, era incardinata alla pietra di conzu

Vendemmia -  Legnu Di Conzu

Il meccanismo impeccabile era basato sul principio della leva di secondo grado di Archimede sotto la supervisione del “mastro di conzu”. Il mosto ottenuto, prelevato e “nsaccatu” secondo consuetudine, vedeva il “pistiaturi” addetto alla conta delle quartare di vino. Il mosto insaccato veniva poi trasportato al domicilio del proprietario, a spalla, dagli “urtati” che utilizzano degli speciali sacchi di olona. Le prestazioni lavorative degli addetti alla vendemmia erano pagate al termine della vendemmia, durante la festa di tutti i santi.

Vendemmia un rituale che richiama il forte senso di famiglia ultima modifica: 2020-10-01T11:10:30+02:00 da Vincenzo Zocco

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