La Grotta delle Capre il luogo degli avventurosi del '700 - itNicolosi

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NATURA STORIA

La Grotta delle Capre il luogo degli avventurosi del ‘700

la Grotta delle capre - disegno

La grotta delle Capre, da qualcuno chiamata anche “spelonga dei Caprioli“, era una cavità naturale che costituiva quasi sempre un punto di sosta obbligata per i viaggiatori che nel XVIII e XIX secolo intendevano raggiungere la vetta dell’Etna. Situata nel versante sud del vulcano, probabilmente a quota 1700 circa, è stata distrutta dalle eruzioni di fine Ottocento. Il pernottamento presso la grotta era necessario per raggiungere il cratere alle prime luci dell’alba e pertanto descritta, senza discordanze, da diversi viaggiatori. 

La grotte delle capre: il racconto dei viaggiatori

Secondo i resoconti dei viaggiatori in Sicilia, alla Grotta delle Capre si arriva verso le sei del pomeriggio dopo circa tre ore di cammino a dorso di mulo lungo la mulattiera che conduceva al cratere centrale. Lì giunti, vi si accendeva un fuoco e si cenava. Si dormiva alla meno peggio fino a mezzanotte circa quando si ripartiva per il cratere. La grotta viene generalmente descritta come un riparo piccolo e poco profondo, capace di ospitare poche persone. Al suo interno, talvolta innevato, non era possibile stare in posizione eretta. I disegni realizzati dall’equipe di Saint Non, da Houël, da Hackert, da Ittar e da decine di altri viaggiatori, confermano in linea di massima queste descrizioni. Messi in evidenza la volta lavica dalla forma arcuata che la ricopre, la profondità e gli alberi che la circondano creando quasi un’atmosfera arcadica.

Un interessante brano di Von Riedesel ci regala un’interessante spunto per comprendere che, dopo l’eruzione del 1766, il territorio etneo non era ancora ben organizzato e per questo il viaggiatore, accompagnato da Brydone e da un contadino nicolosita di nome Blasio ha difficoltà a trovare riparo dove passare la notte. Il contadino che li accompagnò in questo viaggio, è costretto a cercare una grotta non meglio identificata per dar loro riparo. Nel 1770, con Brydone, la Grotta delle Capre (da lui chiamata spelonca dei Caprioli) sembra invece essere già diventata un preciso punto di riferimento.

Grotta Delle Colombe - bianco e nero
Bunker B. A. – La grotte des chèvres sur l’Etna. Napoli fine ‘700. Tratto da un disegno di F. Hackert. (collezione Riccobono) – fonte vulcanology.org

Uno spettacolo affascinante a 20 piedi sotto terra

Brydone descrive questo luogo come un vero e proprio spettacolo a 20 piedi sotto terra, in una conca circondata da alberi. Una vista maestosa tanto è che credeva di abitare su un nuovo pianeta. C’è però anche chi definisce questo luogo come esiguo rifugio. Vivant Denon dà una definizione quindi molto più semplice e riduttiva e concorda con la descrizione di Gourbillon, contrastando però col grande antro di cui parla Brydone.

Chi meglio descrive dal punto di vista scientifico la Grotta delle Capre è Spallanzani. L’esperto occhio del naturalista riesce infatti a vedere più a fondo di quello dei pittori, scrittori o scienziati dilettanti che lo hanno preceduto nella grotta. Descrive la lava che osserva le pareti e la sua interna cavità, indicando anche una possibile genesi dovuta all’espansione di gas vulcanici. Spallanzani conferma che la tanto ricantata grotta non offre altro che un meschino alloggiamento di foglie e di paglia per restarvi la notte. Luogo utile a chi desidera trovarsi di buon mattino alla cima dell’Etna, che ne è distante otto miglia.

La grotta delle capre - disegno bianco e nero
Lemaitre – Il Cratere dell’Etna. Parigi 1822 (collezione Riccobono) – fonte vulcanology.org

La grotta delle capre oggi

Molti sono gli interrogativi riguardanti questa grotticella; poche le certezze che si possono dare. Dov’era situata esattamente? Era davvero l’unica cavità a fornire riparo ai viaggiatori o vi era qualche altra grotta in zona che veniva scambiata per essa? Ed oggi, è ancora possibile visitarla? L’Abate Domenico Sestini, fiorentino trapiantatosi a Catania, cerca di rispondere alla prima domanda. Nei suoi riferimenti la grotta è descritta perfettamente anche se non ne fa chiaramente il nome. L’instancabile religioso torna peraltro dopo appena 15 giorni, effettuando un secondo viaggio al cratere centrale.

Le cose si confondono ulteriormente se seguiamo nelle sue instancabili peregrinazioni montane Sartorius Von Waltershausen. Lo studioso, che conosce bene l’Etna, fa il nome della cavità e ne fornisce pure la posizione, collocando la cavità almeno 500 m più a Nord di Monte Capriolo. Dopo aver citato alcuni dei viaggiatori e degli studiosi (tra cui Brydone, Spallanzani e Sartorius) che parlano della Grotta delle Capre emerge un quadro discordante sulla descrizione dell’ambiente che la circonda. Talvolta questa sembra aprirsi in luogo panoramico, altre volta in un luogo affossato, totalmente privo di vedute. Contrastante è anche la descrizione riguardo alla localizzazione topografica della grotta.

Tra tante discordanze una sola certezza ovvero che sul finire dell’Ottocento una colata lavica raggiunge questa contrada. Tutto dunque giace ormai sotto metri di lava rendendo il luogo di difficile individuazione.

La Grotta delle Capre il luogo degli avventurosi del ‘700 ultima modifica: 2021-04-17T09:22:20+02:00 da Vincenzo Zocco

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