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MEMORIA NOI NICOLOSITI

Giordana Di Stefano l’amore malato che le ha spezzato la vita

Giordana Di Stefano

La storia di Giordana non è solo la storia di una vita spezzata. Nella storia di Giordana le vite spezzate sono tante, troppe e queste vite non torneranno più alla loro normalità perché saranno segnate per sempre da un dolore così grande. Oggi 25 Novembre 2020 in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, raccontiamo nuovamente la sua storia, sperando che il ricordo di questo tragico evento possa essere un momento di riflessione su una tematica così delicata. Perché non si può spezzare così una vita! Non si può impedire di vivere la vita ad una ragazza che quella vita la amava con tutta se stessa.

Giordana Di Stefano immortalata con un sorriso

La storia di Giordana

Giordana Di Stefano era una ragazza di vent’anni, una giovane madre, una donna con un sogno “fare la ballerina”. Forse il ballo era la valvola di sfogo che le permetteva di equilibrare il suo delicato rapporto con il padre della bambina nonché l’assassino Luca Priolo. Ecco i messaggi nella bacheca del suo Facebook che fanno a capire come quel sogno, quei movimenti, fossero importanti per lei:

Giordana di Stefano che balla il tango, indossa un abito lungo bordeaux e un fiore rosso in testa

Ballavo per un disperato bisogno fisico di muovermi, voltarmi, correre… Ballavo perché il mio corpo doveva scaricare nell’aria circostante violente energie compresse che non sapevo dove mettere, come trattare. Era una forza misteriosa, silenziosa, completamente padrona di me, della quale non sapevo cosa fare”.

Uccisa da 42 coltellate

Giordana è stata trovata morta, a Nicolosi, il 7 ottobre del 2015 in una strada di periferia. Le sono state sferrata ben 42 coltellate…per rabbia, gelosia, semplice cattiveria.  I rapporti con il padre della bambina, nonché l’assassino, erano molto delicati. Infatti, proprio il giorno in cui è morta si sarebbe dovuta svolgere l’udienza preliminare per la denuncia per stalking fatta da Giordana contro quello che era ormai il suo ex. Una denuncia a cui Giordana era giunta proprio a causa di una serie di messaggi, telefonate, appostamenti, richieste di ogni genere per riallacciare un rapporto, una relazione che ormai era giunta al capolinea.

Giordana Di Stefano con lo sguardo rivolto verso il cielo

Giordana aveva deciso di crescere sua figlia da sola e continuare a dedicarsi a ciò che amava di più “La danza”, la sua grande passione. Ma quell’abbandono Luca non l’aveva mai accettato. Dopo averla indotta, con l’inganno, a seguirla, per un presunto chiarimento, uccide la madre di sua figlia e scappa. Una fuga che però si arresta per fortuna ben presto alla stazione di Milano. Luca verrà condannato a scontare 30 anni di reclusione.

Vera Squadrito e “Io sono Giordana”

In una delle tante interviste la madre Vera Squatrito si reputa soddisfatta per aver visto riconosciuta dignità a sua figlia, ma ricorda che il grido di sua figlia è rimasto inascoltato. Lei come tante mamme resta una spettatrice della morta della figlia. 

Giordana Di Stefano e La Mamma Vera Squadrito insieme sorridenti, la madre porta un cappello da cawgirl

La Signora Squadrito ha fondato un’associazione che prende il nome di sua figlia “Io sono Giordana”. Un’associazione che si occupa di trattare questo tema tanto delicato attraverso dibattiti ed eventi anche nelle scuole. Un modo per stare vicino alle donne che si sentono lasciate sole e inascoltate dalla legge. 

Associazione Io Sono Giordana con sfondo la foto di Giordana e un fiocco rosso

Giordana a Nicolosi

Nel 2016 l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nino Borzì durante l’evento “Insieme per Giordana” officiò una cerimonia per l’intitolazione del teatro comunale di Nicolosi proprio a Giordana Di Stefano. La serata si concluse con uno spettacolo musicale. 

Giordana di Stefano - Pietra Lavica ceramizzata sullo sfondo il palaghiacchio di Nicolosi

Il Comune di Nicolosi dedicò anche una stele di pietra lavica ceramizzata (tipico esempio di tecnica artigianale del paese di Nicolosi) con sfondo bianco, lo stemma comunale in alto al centro, un nastro rosso sulla parte destra. Il tutto a far da cornice all’iscrizione: “In memoria di tutte le donne morte per mano di chi diceva di amarle, perché le loro storie non affondino nel silenzio, ma risveglino coscienza e civiltà “. E poi a capo: “Il Comune di Nicolosi contro il femminicidio e ogni forma di violenza contro le donne”. 

Giordana Di Stefano e la Panchina Rossa, dietro un albero bianco su sfondo nero e una mano rossa che dice basta

Nel 2018 l’Istituto Comprensivo “Cardinale G. B. Dusmet” di Nicolosi, guidato dal dirigente scolastico Salvatore Musumeci, in presenza dell’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Angelo Pulvirenti, ha voluto ricordare la sua compianta ex allieva Giordana Di Stefano dedicandole una “panchina rossa”, ormai assurta a simbolo della lotta al femminicidio. 

“La violenza su una donna è l’atto più codardo che un essere umano possa compiere.” 

Giordana Di Stefano l’amore malato che le ha spezzato la vita ultima modifica: 2020-11-25T08:57:48+01:00 da Vincenzo Zocco

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